I BAMBINI DEVONO GIOCARE! Parola di pediatra


Vitamina D, tachipirina e due ore di gioco. È la prescrizione (atipica) che l’American Academy of Pediatrics suggerisce ai medici statunitensi per i piccoli in età prescolare.

i bambini devono giocare

In un articolo pubblicato sulla rivista dell’associazione, si ricorda a genitori e pediatri l’importanza del gioco, arrivando a prescriverlo come se fosse un farmaco.

Il dato è allarmante: la ricerca, su un campione di 8.950 bambini dai tre ai cinque anni, dimostra che solo il 51% esce a fare una passeggiata o a giocare nel parco con un genitore. I bambini trascorrono mediamente 4 ore e mezza davanti alla TV.

A preoccupare gli esperti è l’atteggiamento di molti genitori che ‘riempiono’ il tempo libero dei più piccoli sin dai primi anni di vita.
“Il senso di colpa dei genitori – scrivono i pediatri Usa -, ha portato alla competizione su chi programma più ‘opportunità di arricchimento’ per i bambini. Come risultato c’è poco tempo durante la giornata per il gioco libero dei bambini, per la lettura di favole da parte dei genitori, o per i pasti in famiglia. Molte scuole hanno tagliato l’intervallo, l’educazione fisica, l’arte e la musica per preparare i bimbi per i test”.
Il gioco, sottolinea il documento, ha un preciso ruolo nello sviluppo corretto del bambino. “Giocare non è frivolo: promuove le strutture e le funzioni cerebrali e promuove le funzioni esecutive, ad esempio il processo dell’apprendimento anzichè focalizzarsi sul contenuto, che permettono di perseguire gli obiettivi ed ignorare le distrazioni”.
Senza giocare, concludono gli esperti, aumenta lo stress per il bambino. La soluzione potrebbe venire proprio dal pediatra: “Questo documento dà le informazioni ai medici per poter prescrivere il gioco durante le visite di controllo” (ANSA).

i bambini devono giocare

Se per i genitori il gioco dei bambini è un’attività semplicemente divertente che può completare o riempire le giornate del piccolo, tenendolo impegnato ad imparare o a sperimentare, per il bambino è un compito arduo che richiede un impegno cognitivo ed esperienziale importante.

Il gioco sviluppa la creatività, appartiene al fatto di essere vivi! Winnicott asserisce che il senso di sé si forma soltanto attraverso un’ occasionale, informe attività o gioco rudimentale, e aggiunge che è soltanto nell’essere creativi che si scopre se stessi, che si entra in contatto con il nucleo del proprio sé, ma anche del proprio corpo.

E’ esperienza frequente, nel mio lavoro clinico, incontrare persone che chiedono aiuto, che sono alla ricerca di sé, e che cercano di trovare se stesse nei prodotti delle loro esperienze creative.

I primi tre anni di vita del bambino sono fondamentali per la costruzione del proprio sé. Il gioco rappresenta un aspetto decisivo della crescita, mettendo in luce la capacità del bambino di scoprire mediante l’immaginazione uno spazio intermedio tra il mondo esterno e la propria soggettività. Un luogo di passaggio, in cui l’illusione spinge a trovare un significato fuori e dentro di sé.
Un bambino è come un piccolo marinaio che vuole imparare ed apprendere, guardando e vivendo il quotidiano. Un marinaio che ha bisogno di qualcuno che gli indichi l’orizzonte.

Il suo piccolo porto sicuro è costituito dalla famiglia, che non solo deve nutrirlo e difenderlo, ma deve cercare di ricreare intorno a lui l’ambiente più adeguato a fargli vivere a piccoli passi, quello che sarà il suo futuro.

“E la prossima volta che il tuo bimbo ti chiede di giocare, una delle risposte migliori che puoi dargli da genitore è ‘sì'” conclude il dottor Yogman. “Il gioco aiuta i bambini a sviluppare il linguaggio e le sue abilità sociali, a imparare la matematica e abbassa i livelli di stress. Il gioco è importante per i bambini ma anche per i genitori: condividere il momento di gioia del gioco non può fare altro che rafforzare la loro relazione”.

 

I giochi dei bambini non sono giochi e bisogna considerarli come le loro azioni più serie.
(Michel De Montaigne)

 

Bibliografia:

Gioco e realtà D.W. Winnicott

www.ansa.it

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