I capricci dei bambini. Come gestirli?


Che cos’è un capriccio? È senza dubbio un disagio.

I capricci dei bambini

Secondo il Dizionario di Psicologia curato da Umberto Galimberti i capricci sono “la manifestazione improvvisa e incontrollata di rabbia e aggressività, generalmente impotente, adottata come risposta ad una frustrazione”. Una reazione anomala che, in genere, interferisce o disturba le attività, le aspettative, i tempi e i desideri dei genitori. Aggiungo che il capriccio  –  espressione di forti emozioni del bambino –  scuote intensamente l’adulto, che a volte si trova imbarazzato o spiazzato sul da farsi. Tant’è che spesso mette in atto reazioni altrettanto impulsive, dettate unicamente dalla tensione del momento.

La prima cosa che sta dicendo il bambino è che non ha capito, che è confuso, non ha capito quali regole sono davvero importanti:“si può fare o non si può fare?”. I genitori iniziano a sentire il senso di colpa “allora non sono una brava mamma, allora non riesco a far felice mio figlio, allora non riesco a capirlo, ecc.”, tutte queste fantasie sul capriccio e sul senso di colpa creano un progetto non chiaro anche nella mente del genitore. Accade, quindi, molto spesso che il genitore ceda al capriccio e il bambino vada davvero in confusione.

Oppure a volte capita che il genitore sia molto arrabbiato, alzi la voce e cambi l’espressione nel volto; in quel caso, il bambino assorbirà solo energia negativa e non ascolterà.

Se il genitore si lascia umanamente travolgere dalle emozioni che la crisi del bambino fa emergere: fastidio, rabbia, senso di impotenza, impazienza, vergogna ecc; la relazione si complica e di conseguenza anche la risoluzione della crisi.

ll bambino è “programmato” per comunicare, attirare attenzione, ottenere soddisfacimento dei suoi bisogni. Forse non conosce ancora o non ha modo di utilizzare modalità verbali o comportamenti più educati. Ma ha il diritto di essere ascoltato, compreso, soddisfatto. Il “capriccio” non è che una sua richiesta espressa in un momento di crisi, espressa nelle modalità e forme di cui dispone, proprie dell’infanzia. Bambini “tiranni” fortunatamente non esistono. Esistono bambini in difficoltà, i cosiddetti capricciosi, che tentano di spadroneggiare sull’adulto perché subiscono la mancanza di presenze attente alle loro vere necessità infantili.

Solitamente i bisogni espressi dai bambini attraverso il capriccio sono: il bisogno di sentirsi amato, il bisogno di autonomia, il bisogno di un adulto forte e stabile che trasmetta sicurezza ed il bisogno di contenimento. Quando l’adulto riesce a trasmettere questa sicurezza è come se stesse offrendo al bambino uno spazio con degli argini, dei confini entro cui esprimersi ma non disperdersi e quindi non protrarre all’infinito un comportamento o uno stato emotivo negativo. Lo spazio è protetto e gestito dall’adulto che deciderà se dare un abbraccio o se è preferibile solo una presenza empatica per permettere una risalita autonoma dalla crisi. I bambini sono delle spugne emotive quindi a volte è meglio evitare di dare un abbraccio ansioso o rabbioso nella pancia. Per essere efficace, il genitore deve avere la forza di sostenere una decisione, di mantenere un saldo no, di offrire degli argini entro cui continuare a crescere, anche soffrendo. Senza sofferenza non si conosce la frustrazione e la capacità di sopportarla.

Avete ragione, sono momenti estremamente faticosi che richiedono molta energia, lucidità, pazienza ma rappresentano una continua crescita sia per il bambino che per il genitore. Dentro questo spazio emotivo, il genitore offre il proprio contenimento affettivo comunicando la propria integrità e consapevolezza, aiutando così il bambino a crescere sentendosi al sicuro, amato, protetto.

 

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